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🬧 The NomadNet Encyclopedia | Archives | Info
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Turi
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mwhqTuri (mwhgTùre, mwhwIPA: [ˈt̪uːrə] in mwiqdialetto turesecite-ref-4[4]) è un mwjgcomune italiano di mwjw12 974 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwlacittà metropolitana di Bari in mwlqPuglia. Sorge sull'mwlgAltopiano della Murgia; importante centro cerasicolo nazionale, il suo prodotto d'eccellenza è la mwlwCiliegia Ferrovia. L'odierna città di Turi fu edificata dagli antichi abitanti di mwmaThuriae.

Contents

Clima
Storia
Simboli
Scuole
Cinema
Eventi
Sport
Note

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Geografia fisica

Territorio

Il territorio è di natura mwoqcarsica/calcarea e per questo ricco di mwogdoline, mwowinghiottitoi, pozzi, mwpagrotte e un'ampia mwpqidrografia sotterranea da cui si alimentano numerosi pozzi. La parte settentrionale è prevalentemente pianeggiante, mentre la porzione restante (più dell'80% del territorio) si presenta collinare, con rilievi che superano i 300 mwpgm mwpws.l.m. I più significativi sono Monte Carbone (322 m) e Monteferraro (280 m). La casa comunale è posta a mwqa251 m, mentre il punto più alto del centro cittadino è rappresentato dal Palazzo Marchesale, posto a mwqq262 m. Il centro abitato varia da un'altitudine minima di mwqg230 m a una massima di mwqw266 m. Proprio per questa caratteristica del territorio turese, è presente anche una lama, la mwramwrqLama Giotta, che ha origine presso la zona nord-est della città. Questa, durante i giorni di pioggia, si riempie d'acqua che viene trasportata fino alla pianura sottostante, se è poca, oppure sino alla foce nel quartiere di mwrgTorre a Mare, se la quantità d'acqua è maggiore.

Nonostante la presenza di alcuni boschi (Bosco Musacco, Bosco di Procida e Bosco di Monteferraro), la gran parte del territorio - circa mwsa65 km² - è utilizzata a fini agricoli.

Clima

Turi è situata in area collinare distante qualche decina di km dalla costa adriatica. Il clima è di tipo sub-litoraneo, con inverni moderatamente freddi ed estati calde e asciutte. In inverno le nevicate sono deboli ma frequenti soprattutto a febbraio.

• Temperatura minima assoluta: mwtq−9,0 °C;
• Temperatura massima assoluta: mwtw43,2 °C.

| Turi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Stagioni | Stagioni | Stagioni | Stagioni | Anno |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Turi | Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | Anno |
| T. max. media ( °C ) | 10,0 | 11,0 | 13,0 | 17,0 | 22,0 | 26,0 | 30,0 | 29,0 | 25,0 | 20,0 | 15,0 | 11,0 | 10,7 | 17,3 | 28,3 | 20,0 | 19,1 |
| T. min. media ( °C ) | 2,0 | 2,0 | 4,0 | 6,0 | 10,0 | 13,0 | 16,0 | 16,0 | 13,0 | 10,0 | 6,0 | 3,0 | 2,3 | 6,7 | 15,0 | 9,7 | 8,4 |
| T. max. assoluta ( °C ) | 17,0 (1979) | 20,0 (1990) | 23,0 (1977) | 26,0 (1985) | 34,0 (1994) | 41,4 (2007) | 43,2 (2007) | 39,0 (1994) | 34,0 (1988) | 25,0 (1979) | 21,8 (2000) | 19,0 (1989) | 20,0 | 34,0 | 43,2 | 34,0 | 43,2 |
| T. min. assoluta ( °C ) | −7,0 (1993) | −9,0 (1993) | −8,0 (1987) | −3,6 (2003) | 4,0 (1987) | 6,0 (1986) | 11,0 (1971) | 9,0 (1976) | 5,0 (1979) | 3,0 (1972) | −1,0 (1977) | −6,0 (1986) | −9,0 | −8,0 | 6,0 | −1,0 | −9,0 |
| Giorni di pioggia | 7 | 8 | 7 | 6 | 5 | 4 | 3 | 4 | 5 | 6 | 8 | 7 | 22 | 18 | 11 | 19 | 70 |

• mwuwClassificazione climatica di Turi:

• mwvgZona climatica D;
• mwwaGradi giorno 1687.

Secondo la classificazione dei climi di Köppen Turi appartiene alla fascia Csa ossia al clima temperati delle medie latitudini con stagione estiva calda (temperatura media assoluta del mese più caldo non inferiore ai 22º) e prevalentemente asciutta.

Storia

Preistoria

Considerando la morfologia del territorio attraversato da ben due lame, e considerati i ritrovamenti di un’industria litica, tipica del Paleolitico superiore nella grotta di S. Simone in una contrada limitrofa al bacino della mwxqLama Giotta, non deve essere difficile affermare che popolazioni paleolitiche di cacciatori e raccoglitori abbiano comunque frequentato e vissuto nel territorio turese.cite-ref-5[5]

Nel mwywNeolitico la presenza è documentata in prossimità dell'attuale abitato, ma anche in località mwzaFrassineto dove si è individuato un doppio fossato a protezione di un'area di 5000 m² che avvalorerebbe l’esistenza di un villaggio di capanne trincerato entro cui sono stati ritrovati frammenti di ceramica d’impasto del neolitico.cite-ref-6[6]

Di grande importanza è uno dei pochi insediamenti mwageneolitici pugliesi dell’mwawEtà del Rame, verso mwbaRutigliano in località Lama Rossa in prossimità del “Lamone”, antico solco erosivo e naturale percorrenza tra la costa e la murgia. I materiali rinvenuti hanno riguardato ceramica d’impasto decorata a scaglie con cordoni o motivi impressi, e contenitori più piccoli con impasto più fine e motivi incisi.cite-ref-7[7]

All’mwcwEtà del bronzo antico vanno invece ricondotti i siti individuati in località Monteferraro, dai quali sono emersi importanti resti di primitive strutture abitative, a testimonianza dell’inizio di una diversa organizzazione insediativa con la formazione di villaggi in posizioni dominanti e naturalmente difese.cite-ref-8[8] Sempre dello stesso periodo sono i siti in delle Masserie Annunziatella e Ospedale in località mweqFrassineto, e di Masseria Moretto in località Trisore.

Con l’mwfaEtà del ferro anche Turi vide l’arrivo di nuove genti giunte dall’mwfqIlliria verso la fine del XII sec. a.C. Ciò si afferma mediante ritrovamenti di ceramica iapigia (IX-VIII) a.C. destinata sia alla cottura e alla conservazione dei cibi, che alla conservazione di liquidi, e decorata con motivi geometrici classici del repertorio decorativo del periodo. Tra il VII-VI sec. a.C. i villaggi di capanne a seguito di una crescita demografica cominciarono ad evolversi in un grande abitato esteso su una superficie di circa 25 ettari tanto da costituire uno dei principali insediamenti della mwfgPeucezia, identificabile verosimilmente con la mwfwThuriae citata dallo storico romano mwgaTito Livio. L’area abitata era suddivisa da cinte murarie che delimitavano le zone dell’abitato suddividendole, nell’aristocratica mwgqacropoli dove erano ubicati gli edifici pubblici e di culto, nell’abitato vero e proprio, dove risiedeva gran parte della popolazione, e dalle campagne destinate alle attività d’allevamento e agricoltura. In tutto le cinte murarie erano ben quattro.cite-ref-ilgiornaledellarte-com-9-0[9]cite-ref-ilgiornaledellarte-com-9-1[9]cite-ref-10[10]cite-ref-11[11]

Dell'abitato peuceta e delle relative mwkwnecropoli sono giunte testimonianze strutturali di grande interesse, quali antiche abitazioni, visibili in via Castellana Grotte, ma anche alcuni importanti corredi tombali in oro, argento, ambra, custoditi nei Musei di mwlaTaranto, mwlqBari e Conversano. Nel mwlgMuseo Archeologico di Bari sono conservati due pregevoli crateri attici: uno a figure nere, rinvenuto nel 1932 in via Fiume e attribuito al “mwlwPittore di Priamo”, e l’altro a figure rosse, attribuito al ceramografo mwmaNikoxenos dall’archeologo britannico mwmqJohn Beazley nel 1963. Si sono rinvenuti anche vasi corinzi, laconici e ionici provenienti da altre zone della Grecia, ma anche vasi prodotti dalle colonie della Magna Grecia con cui vi erano rapporti commerciali nonostante i conflitti tra le popolazioni indigene e quelle stanziatisi a Taranto e lungo la costa calabro-ionica. Nel territorio di Turi sono inoltre documentati altri piccoli insediamenti peuceti in località Trisore, presso masseria Moretto e a Frassineto, vicino alla Masseria Ospedale.cite-ref-12[12]

Medioevo ed età moderna

Nel corso del mwoaMedioevo, in prossimità dell'antico abitato peuceta di Turi, fu costruita una chiesa rupestre a doppia cupola, poi dedicata nel mwoq1505 a mwogSan Rocco. L'impianto del nuovo abitato risale verosimilmente all'alto Medioevo, come attestano diversi reperti mwowBizantini rinvenuti nel corso dei lavori di restauro del Palazzo Marchesale. Sono reperti che anticipano di qualche secolo la costruzione del Castello normanno, fatto erigere, con molta probabilità, da Tommaso da Frassineto, primo signore di Turi. Dell'antico Castello normanno, risalente al mwpqXII secolo, restano in piedi due torri e un paramento murario con due mwpgmonofore. Il Castello, ampliato dai Moles nel corso del mwpwCinquecento, è oggi inglobato nell'attuale Palazzo Marchesale fatto costruire nel corso mwqaSettecento dai Venusio, che lo trasformarono nel sontuoso palazzo riportato all'antico splendore, a seguito dei recenti restauri. Nel periodo pre-risorgimentale era attivo a Turi il gruppo carbonaro “La Nuova Sparta” di cui faceva parte il celebre patriota turese mwqqFrancesco Raffaele Curzio che, nato a Turi il 23 dicembre 1822, parteciperà alla mwqgSpedizione dei Mille e diventerà parlamentare.cite-ref-13[13]

Età contemporanea

Turi è nota anche per essere stata luogo di reclusione, nel carcere cittadino, di tre personalità illustri dell'mwtqantifascismo: dal 1928 al 1933 mwtgAntonio Gramsci, che vi scrisse i mwtwmwuaQuaderni del carcere e le mwuqmwugLettere dal carcere, dal mwuw1930 al mwva1932 mwvqSandro Pertini e nel mwvg1926 il deputato comunista siciliano mwvwFrancesco Lo Sardo. Il 14 aprile del 1952 con matricola 0671 venne incarcerato a Turi all'epoca ventiduenne, il futuro boss dei corleonesi mwwaTotò Riina che ivi frequentò la terza elementare della scuola carceraria di Turi – Circolo Didattico di Casamassima – emergendo come studente modello e conseguendo la promozione alla successiva classe di istruzionecite-ref-14[14]. Molti anni dopo, nel 1993 dal carcere evase il boss della mwxqSacra corona unita Francesco Leonecite-ref-15[15].

Simboli

«D'azzurro, terrazzato di verde, alla quercia naturale col mw0qbove nero passante davanti». Esso è diventato lo stemma di Turi, perché la leggenda racconta che i superstiti provenienti dall'importante città peuceta di mw0gThuriae videro nei pressi di Largo Pozzi un bove sotto una quercia, dove decisero di fondare la loro nuova città. Venne riconosciuto con il decreto del capo del governo del 4 ottobre 1934.cite-ref-acs-16-0[16] Lo stemma risalente al 1581 è lo stesso, ma in luogo dell'attuale corona mw1wtorrellata dei comuni della mw2aRepubblica Italiana, reca la corona mw2qmarchionale dei marchesi Moles. Inoltre il motto dello stemma era «Ex Tauro Civium Fertilitas», ossia «Dal toro la fertilità dei cittadini». Il gonfalone, concesso con regio decreto del 23 agosto 1934cite-ref-acs-16-1[16], è un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose

• mw4gChiesa mw4wSanta Maria Assunta mw5a(Chiesa Madre) - Risale quasi certamente al mw5qXII Secolo. Alcuni documenti attestano che nel mw5g1407 era collegiata. Ha mw5wfacciata neoclassica, in cui quattro paraste doriche sostengono una mw6atrabeazione. La chiesa, a tre navate con mw6qpresbiterio rialzato e maestoso mw6galtare maggiore, subì una profonda trasformazione nei primi decenni del mw6wSettecento, con l'aggiunta delle cappelle laterali. Tuttavia, una mw7acappella ha mantenuto un mw7qprospetto tardo rinascimentale e conserva al suo interno un altare dedicato alla Madonna, nelle cui nicchie sono posizionate le figure plastiche della Vergine con il Bambino, al centro, dell'Eterno Padre, in alto, e dei Santi mw7gCosma e Damiano, ai lati, tutte in pietra policromata. La semplicità dell'esterno contrasta con la ricchezza di decorazioni dell'interno, che conserva manufatti lignei come il mw7wpulpito e la mw8acantoria con l'organo, e opere di rilevante importanza artistica, quali le sculture dedicate alla Madonna di Terra Rossa ed alla Trinità dell'artista rinascimentale mw8qStefano da Putignano (mw8gXVI secolo), e le pregevoli tele della Cena di Emmaus di mw8wGiuseppe De Mattia e della tela dell'Assunta sull'altare maggiore, opera di Alessio D'Elia (1755), oltre a tele di mw9aNicola De Filippis e mw9qNicola Gliri. Nella cappella dell'Immacolata, inserita nell'altare settecentesco, è una pregevole statua lignea di san Giacomo Apostolo dello scultore napoletano mw9gAniello Stellato, commissionata nel 1640 dal musicista mw9wGiovanni Maria Sabino. Il mw-afonte battesimale, di epoca rinascimentale, è costituito da una vasca circolare collocata su di un mw-qtoro stiloforo di età basso medievale da riferire verosimilmente alla chiesa più antica. Il mw-gcampanile risale al mw-w1731 ed è opera dell'mw-aarchitetto molfettese Pietro Magarelli. Negli anni 2005-2008 la Chiesa venne parzialmente restaurata su progetto dell'architetto turese Giuseppe Giannini, in quella circostanza ha ritrovato l'epigrafe posta sul fianco del campanile che volge alla Piazza Silvio Orlandi, all'altezza dell'apertura quadrilobata, la prova dell'avvenuta costruzione del Campanile nel 1731.
• mw-wChiesa di mwaqaSan Rocco mwaqe(o dell'Annunziata) - Detta la "Cappellina", ha forme proto-romaniche (XI-XII secolo), con influenza bizantina. Sconosciuta è la sua originaria dedicazione, ma qualche studioso locale ha avanzato l’ipotesi che fosse dedicata all’Addolorata, ipotesi giustificabile dall’intitolazione della Confraternita custode del tempio dal 1781 al 1880 detta “dei sette dolori”. È uno dei migliori esempi di chiesa a due cupole in asse tuttora esistenti. La copertura si presenta composta da due piramidi a base quadrangolare rivestite in chiancarelle e che rimandano all’idea del trullo, e poggianti su due tamburi. Il piccolo edificio di culto, al pari con il palazzo marchionale “Venusio”, già castello in epoca normanna, rappresenta il più antico monumento della storia della città di Turi. Ha una sola navata rettangolare che consta di due ambienti, ciascuno coperto da una cupoletta semisferica. La Chiesa è realizzata in conci regolari di pietra e l'unica decorazione di questo edificio compatto è una serie di denti di sega posti su due file. La porta originaria ha un architrave litica con un'epigrafe. Tra il XII e il XIII secolo si arricchì di un piccolo campanile a vela, cuspidato, tuttora esistente e nel tardo Rinascimento subì trasformazioni tra cui lo spostamento dell'ingresso sul lato corto opposto a quello originario. Nel 1505, come indica la grande iscrizione lapidea incisa sull’architrave dell’ingresso posteriore, l’edificio viene dedicato a San Rocco, santo taumaturgo di origine francese. Tra il 2007 e il 2008, su progetto e direzione dell'architetto turese Pietro Antonio Logrillo la chiesa di San Rocco è stata oggetto di un importante intervento di restauro, lavori che hanno previsto anche la realizzazione della circostante piazza, oggi dedicata alla mwaqiSS. Annunziata.
• mwaqq Chiesa e Convento di mwaquSanta Chiara - La costruzione del complesso inizia nel 1623, così come testimonia la lapide commemorativa sul portale di ingresso della Chiesa S. Chiara, e termina nel 1631, in base a quanto si legge in una lettera del 14 marzo 1658. Fu costruita per volere e lascito dei fratelli Vittore ed Elia De Vittore. La chiesa si presenta come un ambiente rettangolare. Le cappelle laterali, affiancate, sono segnate da paraste con capitelli e trabeazione, alla cui altezza corrisponde il piedritto degli archi del matroneo. Sull'ultima parasta di sinistra c'è una grande corona in legno dorato. La volta è a botte lunettata. Sull'altare maggiore un'imponente tela di mwaqyCarlo Amalfi del 1771 raffigurante la morte della santa titolare mentre sul soffitto una tela che raffigura Santa Chiara che scaccia i Saraceni da Assisi del pittore mwaqcFedele Fischetti. È adiacente a una struttura monasteriale il cui primo nucleo, risalente agli ultimi del XVI secolo, occupava le case adiacenti all'attuale chiesa. Con bolla pontificia di Urbano VIII, del luglio 1633, il monastero fu eretto a clausura. Con l'incremento del numero delle suore, il primitivo cenobio si ampliò, accorpò altre case e nel 1623, raggiunse l'attuale fisionomia, fino a diventare il più ricco ente del paese (1751). All'interno della Chiesa sono presenti le caratteristiche griglie di legno bombate e dorate, dette gelosie, che venivano utilizzate dalle suore clarisse dell'annesso monastero per assistere alle funzioni religiose senza essere viste. Con mwaqgbolla pontificia di mwaqkUrbano VIII, luglio 1623, il monastero fu eretto a clausura. Con l'Unità d'Italia furono soppresse le comunità monastiche Turesi, e furono incamerati dal demanio. Il Monastero, evacuato nel 1891, resta Demaniale e viene ristrutturato e destinato a edificio scolastico con due ingressi distinti: uno in via Sedile e l’altro in via S Chiara. Alcuni interventi di risanamento e protezione dall'umidità, eseguiti fra il 2010 e il 2012, su progetto dell'architetto turese Giuseppe Giannini e non ancora ultimati, hanno permesso di risalire a quella che poteva essere l'antica facies della chiesa. Sono stati ritrovati sotto la coltre di intonaco e vari riempimenti in scapoli di tufo e laterizi alcune partiture architettoniche (basi, pilastri e capitelli) sagomate a modanature neoclassiche. Alcune di queste sono state conservate al fine di tracciare il solco a future ricerche. Notevole per la ricostruzione storico-documentaria dell'edificio religioso ancora in corso, è il ritrovamento dell'antico piano di calpestio. Al di sotto dell'attuale pavimento in stile napoletano ma eseguito negli anni '50, è stato rinvenuto un piano regolare, apparentemente in cocciopesto o battuto di terreno. ben più importanti sono stati i risultati ottenuti dai recenti lavori di restauro, eseguiti tra il 2013 e il 2015, progettati e diretti dall'architetto Pietro Antonio Logrillo, che hanno interessato oltre al seicentesco chiostro anche alcuni degli ambienti originari del monastero. Tra i tanti ritrovamenti ottenuti durante i lavori di restauro, di notevole interesse per la ricostruzione storica del manufatto, sono il ritrovamento, da parte del giovane architetto, dell'originario "forno" delle monache, il rinvenimento di un vecchio basolato, al di sotto della quale è stata scoperta una cisterna idrica, e la "ruota" di cui si parla in una descrizione dell'edificio del 1752. Tutti questi elementi sono oggi visibili.
• mwaqsChiesa e Convento di mwaqwSan Giovanni Battista - Le origini dell'insediamento francescano a Turi risalgono ad un'antica cappella dedicata a S. Giovanni Battista, dove la leggenda vuole che Dio per mezzo del Santo operasse diversi miracoli. Sfortunatamente mancano tutti i dati relativi alla sua fondazione, alla planimetria e allo stile, ma si può ritenere che le dimensioni non dovevano essere ridotte, poiché il popolo nutriva grande devozione per il Santo Titolare. La costruzione del convento la si deve alla volontà della famiglia Moles che, dal suo insediamento a Turi (1545) cercò di introdurre i frati francescani. Nel 1574 Francesco Moles, primo barone di quella casata, decide di fondare il convento ed inoltra a papa Gregorio XIII una petizione, ma non potrà portare a compimento il suo volere, perché nel frattempo sarà colto da morte. L'opera sarà iniziata dopo il 18 gennaio 1575, quando Gabriele e Giulio, rispettivamente fratello e figlio di Francesco I riceveranno l'autorizzazione da parte di Gregorio XIII. La chiesa si presenta a navata unica, cappelle sul lato destro ed altari sul lato sinistro. L'interno custodisce un crocifisso, di Fra' mwaq0Angelo da Pietrafitta,cite-ref-17[17] due tele di mwariDonato Paolo Conversi (San Francesco che riceve le stimmate e la Madonna del Carmine, 1722) ed opere di Gaspare de Populo (pala dell'Altare maggiore, 1618), mwarqAlonso de Corduba (quadro della Madonna del Rosario, 1595) e fra' Antonio da Conversano (tela dell'Immacolata, XVII secolo). Inoltre vi è un mwaruorgano positivo costruito da un organaro anonimo nel mwary1736.cite-ref-18[18] L'annesso convento, all'esterno, appare come un grande contenitore rettangolare con le pareti lisce e prive di ogni tipo di ornamento, intervallate solamente dalle seriali bucature dalle quali si distaccano più grandi quelle dei corridoi del primo piano; accanto spicca la facciata lapidea della chiesa, realizzata durante l'ultimo ampliamento operato dai Padri della Serafica Riforma. In seguito alla soppressione degli ordini religiosi, la chiesa divenne prima rettoria, e poi parrocchia (1954) mentre l'annesso convento venne trasformato prima in asilo e quindi in ospedale e ospizio. Tra il 2008 e il 2010, su progetto e direzione dell'architetto turese Pietro Antonio Logrillo è stata restaurata buona parte del chiostro cinquecentesco, tornando nelle disponibilità municipali e parrocchiali. A ridosso della Chiesa vi è la Torre dell'Orologio, vero e proprio simbolo dello sviluppo urbano ottocentesco di Turi, è tra le più belle della Terra di Bari. Fu costruita nel 1892 da Giuseppe Schettini.
• mwarwChiesa della mwar0Madonna delle Grazie - Piccola Cappella intitolata alla mwar4Madonna della Grazia è l’unico esempio di edificio di culto di tali ridotte dimensioni che sia presente nel centro storico di Turi, unico superstite tra le tante piccole chiese che furono invece demolite (si ricordano quelle di Santa Caterina, Sant’Antonio Abate, San Giuseppe, San Vito, San Nicola e San Pietro). La Cappella, la cui costruzione risale al mwar8XVIII secolo, si trova in posizione angusta a segnare un angolo dell’omonima via della Madonna della Grazia. Il profilo arcuato dell’ingresso è solcato da pietre a vista, che richiamano la composizione del piccolo e delicato campanile a vela. L’aula, coperta da volta a botte, è quasi interamente occupata dall’altare, su cui si conserva una raffigurazione della Vergine. Ogni anno, l’mwasa8 settembre, intorno alla cappella si raduna tutto il paese, per festeggiare, nella suggestione del borgo antico, la mwaseNatività di Maria.
• mwasmChiesa di mwasqSan Domenico - Fu costruita nel 1644. Si presenta ad aula con cappelle laterali, nel fastoso interno si può ammirare il maestoso altare che raggiunge la volta. Sullo sfondo, si nota la tela che rappresenta mwasuSan Domenico in adorazione della Vergine con colonne laterali. Ai lati, preziosi armadi pensili custodiscono le reliquie. Le pareti ai lati dell'altare hanno dei pannelli ovali dipinti nel 1751 e firmati da Conversi e cornici ricche di decorazioni in stucco. Al margine dello spazio presbiteriale c'è una grande corona pensile. Il pulpito, in legno intagliato, è policromo e dorato mentre la cantoria presenta un organo di Giuseppe Rubino. Una grande tela sul terzo altare, raffigurante L'apparizione della Vergine a San Leonardo, è stata attribuita da alcuni ad mwasyAngelo Solimena (XVIII secolo) da altri a Ciro Ferri. Di altissimo valore artistico sono le statue, di San Rocco rivestita d'argento, San mwascGiuseppe Calasanzio e l'Addolorata. Era la chiesa del collegio dei Padri mwasgScolopi che, nel mwaskXVIII secolo, s'impegnarono per debellare l'mwasoanalfabetismo. È qui che nel 1733 cominciò a insegnare San mwassPompilio Maria Pirrotti. Il collegio oggi è la sede del Municipio della città.
• mwas0Chiesa di mwas4Sant'Oronzo - Fuori dal centro abitato, sulla strada che conduce a Rutigliano, si incontra la Chiesa di Sant'Oronzo sulla Grotta. Nel mwas81727 fu costruita, all'ingresso della Grotta di Sant'Oronzo, in cui esiste ancora un altare, una cappella, detta del Lucernario. Successivamente, sempre nel XVIII secolo, fu edificata una chiesa che fu restaurata nel 1925, e attualmente nel 2000. Imponente edificio religioso a croce greca sorto per volere della cittadinanza sulla grotta dove la tradizione vuole che il santo leccese si fosse rifugiato per sfuggire alle persecuzioni. All'interno tre altari con tele raffiguranti Sant'Oronzo, copia del quadro del Coppola presente nel Duomo di Lecce, San Pietro d'Alcantara e Santa Teresa d'Avila di Donato Paolo Conversi e la Vergine con San Bernardino da Siena (o San Giovanni da Capestrano) e un Santo Vescovo di ignoto pittore locale. Un maestoso scalone conduce alla grotta sottostante, luogo solenne e suggestivo, particolarmente venerato dalla comunità locale. Prezioso il pavimento maiolicato posto davanti all'altare del Santo con 234 mattonelle di Laterza. Agli inizi del 2014, sotto la direzione del giovane architetto Pietro Antonio Logrillo, si è provveduto al restauro dei portoni lignei.
• mwatemwatiEdicola votiva del Crocifisso - Originariamente ruotata di novanta gradi rispetto alla posizione attuale, è strutturata a tempietto, a sesto acuto con pilastri laterali, sormontato da lanternini ciechi alla sommità, è di gusto neogotico ottocentesco. Chiusa da una vetrata, a cui è anteposto preceduto da un cancelletto tipico in ferro battuto. All'interno vi è posta una croce in pietra. Venne restaurata negli anni Ottanta del secolo scorso dal restauratore rutiglianese Lorenzo Gassi su progetto dell'architetto turese Giuseppe Giannini. A loro si devono, oltre quelli già descritti, gli interventi di protezione con muretto a secco, delle tegole marsigliesi soprastanti.
• mwatqmwatuGrotta di Sant'Oronzo - La mwatyGrotta di Sant'Oronzo di Turi custodisce una rara testimonianza di un pavimento in maiolica del Settecento conservato pressoché integro. Un pregevole pavimento, messo in opera tra il 1727 ed il 1728 in concomitanza alla costruzione, per volontà della comunità turese, del santuario di Sant'Oronzo, patrono di Turi, che sovrasta l'ipogeo. Il pavimento è costituito da 238 mattonelle che compongono un fantasioso e variegato repertorio ornamentale con decorazioni policrome a foggia di rosone, di festoni e di immagini figurate. L'apparato figurativo, composto da personaggi maschili e femminili, da paesaggi campestri e vedute marine, da motivi vegetali (alberi e fiori) ed animali (quadrupedi e volatili) e da uno stemma araldico, si può attribuire ad una bottega di mwatcLaterza, centro produttivo di ceramica tra i più fiorenti nel panorama delle manifatture pugliesi tra il Seicento ed il Settecento. Il linguaggio simbolico dell'apparato iconografico presente sulle mattonelle di Turi è di tipo profano, marginale appare la simbologia cristiana contenuta nella rappresentazione di alcune chiese con campanili che si slanciano nella serie delle mattonelle con paesaggi, o delle due imbarcazioni con alberi sormontati da croci o ancora alla figura di un pellegrino. Di non facile lettura è l'allegoria dei personaggi raffigurati, se da un lato la donna con volatile può rappresentare la lussuria e quella con fiore in bocca la purezza e forse a omaggi amorosi sono da riferire i fiori posseduti da altre figure femminili, non è chiaro invece il significato del bordone da pellegrino sormontato da punta di lancia o del fischietto retrattile nella bocca di figure maschili. Più comprensibile appare il significato simbolico della serie dei quadrupedi che passa dall'immagine della forza e del potere raffigurata del leone e dai cavalli, a quella della fedeltà e dell'astuzia impersonata dai cani e dalle volpi, fino al gatto che potrebbe risultare l'allegoria della libertà, mentre alla lussuria rimanda, molto probabilmente, la rappresentazione di lepri e conigli e forse del gallo e alla fedeltà coniugale rinviano invece le figure delle colombe. Il pavimento di Turi è stato attribuito dall'archeologo Donato Labate - in mancanza di precisi riscontri documentali con altre opere firmate - al “Maestro della Grotta di Turi”. A questo maestro è possibile riferire per analogie stilistiche che presentano con la decorazione del pavimento turese, sia le “riggiole” della sacrestia del Santuario di Mater Domini di Laterza, sia un “alberello” della collezione Curci di Bari, sia infine le mattonelle della cripta della cattedrale di Acquaviva delle Fonti. Il pavimento in maiolica della Grotta di Turi, per il suo stato di conservazione e per il ricco e variegato repertorio ornamentale e figurativo rappresentato, è da ritenersi il più significativo catalogo decorativo della mwatgceramica di Laterza della prima metà del Settecento. Il pavimento, per l'importanza che riveste nel panorama della storia delle ceramica pugliese merita di essere adeguatamente valorizzato, promuovendone la conoscenza e la fruizione.
• mwatoCarro Trionfale di mwatsSant'Oronzo - È uno degli elementi che caratterizzano la storia e la cultura della città di Turi. Il carro di Sant’Oronzo, muovendosi dal piazzale antistante la chiesa Omonima, situata nei pressi del Cimitero comunale viene portato in processione nella serata del 26 agosto fino alla piazza principale del paese, dove viene accolto da un'enorme folla festante. Se sconosciute sono le origini della sua costruzione, si sa che la prima versione del carro risale al 1851 e venne realizzato dal carpentiere Giovanni Leogrande. Con il passare degli anni, e la mancanza di un opportuno ricovero, le strutture del carro si infracidarono e pertanto si pensò di rifarlo. Per merito del sig. Giorgiolé nel 1912, a Bari, per una spesa totale di circa 1.000 lire, fu realizzato un nuovo carro. Nel 1946, subito la fine del secondo conflitto mondiale, si pensò di ricostruire il carro per la terza volta, incaricando per la sua progettazione l’architetto turese Francesco Schettini, mentre la sua realizzazione fu affidata all’impresa del sig. Francesco Napoletano. Qualche decennio più tardi (1971) il sindaco prof. Matteo Pugliese incaricò nuovamente l’arch. Schettini di ripensare un nuovo carro, più alto del precedente. L’architetto Schettini progettò la nuova macchina con un’altezza di circa 14,50 metri (4 metri più alta della precedente versione) e lunga circa 8 metri (mwatw70 cm più lunga), con una stazza totale (a pieno carico) di circa 60 quintali, pari al doppio della precedente. L'architetto ridisegna completamente le strutture e progetta un apposito congegno meccanico in modo tale da agevolare la graduale salita/discesa del busto del Santo, fino ad allora calato e issato manualmente per mezzo di corde. Questa volta la realizzazione della parte lignea viene affidata alla ditta dei F.lli Albano, ebanisti di Turi. Fino agli anni Ottanta, il carro, durante la sua inoperosità veniva completamente smontato e riposto nella chiesa di Sant’Oronzo. Successivamente si pensò a costruire un alloggio che ne garantisse il suo ricovero, senza dover annualmente smontarlo e successivamente rimontarlo. Il primo ricovero fu realizzato in un’area a sinistra del piazzale antistante la chiesa di Sant’Oronzo, dove attualmente è presente l’ultimo ampliamento del cimitero comunale. Successivamente, l'Amministrazione Comunale dovendo provvedere al predetto ampliamento cimiteriale, decise per l’abbattimento del ricovero e di ricostruirlo nella posizione dove è attualmente. Agli inizi del 2014, al fine di preservare dalle intemperie il carro, su progetto dell'architetto turese Pietro Antonio Logrillo, si è provveduto alla realizzazione della sua chiusura per mezzo di un telo, sul quale è stampata una gigantografia del carro trionfale. Nel 2025 il carro è tornato ad essere restaurato previo smontaggio del rivestimento ligneo e accurata verifica della struttura portante in ferro e sostituzione di tutta la miniatura (perni ecc.), i lavori sono stati effetuati a cura di Fabio Basile.

Architetture Civili

Centro Storico

Quartiere situato nella parte centrale della città, che corrisponde alla parte più alta del centro abitato. Di antiche origini, esisteva già dal XVI sec. Qui possiamo trovare il Palazzo Marchesale, all'inizio castello dei Moles e poi palazzo dei Venusio, a quasi 300 mwaugm s.l.m. Il Centro Storico è un caratteristico centro storico che conserva l'aspetto tipico dei centri murgiani: le case piccole e raccolte, i muri bianchi di calce, le viuzze strette e lastricate, i caratteristici "sottani" e le mwaukedicole votive dedicate a vari santi, ma soprattutto a mwauoSant'Oronzo o alla mwausMadonna, la cappellina di mwauwSan Rocco, più lontana dal Borgo Antico e la Chiesa Madre o Matrice, la più grande (a tre navate) risalente al mwau0XII secolo.

Palazzo Marchesale

Presenta alcuni elementi di architettura normanna, risalenti ai tempi di Goffredo, nipote di Roberto il Guiscardo. È stato sicuramente un castello medievale per la sua posizione al margine dell'abitato, e per il grande fornice d'accesso alla piazza interna ed è situato a più di mwavq270 m. sul livello del mare. Durante i lavori di ristrutturazione, i nobili spagnoli Francesco e Beatrice Moles trasformarono nel XVI sec. la corte interna in piazza. L'attuale struttura presenta tutti gli elementi che caratterizzavano le costruzioni settecentesche. Il palazzo ed i corpi feudali di Turi, consistenti in circa duemila ettari di terra nel mwavu1741 furono venduti dai Moles al Barone Ottavio Venusio di mwavcMatera che in seguito fu elevato al titolo di Marchese da mwavgFerdinando IV di Borbone. Ha due corpi laterali, appena accennati, e un'altra zona basamentale in blocchi di pietra. Il piano nobile presenta ampie finestre aperte su balconi di stile mwavkbarocco corredati da ringhiere bombate in ferro battuto. Il maestoso portale di gusto napoletano presenta lateralmente delle mwavolesene ruotate in fuori e presentava, fino a qualche anno addietro, sulla mwavstrabeazione uno stemma lapideo araldico dei Marchesi Venusio in fregio. Al cortile interno, di notevole decoro, si accede da un grande androne.

Palazzo Municipale

Il mwawiPalazzo Municipale nacque come sede del Collegio dei mwawmPadri Scolopi che vi si stabilirono nel mwawq1645 grazie al lascito testamentario del benefattore notar Santo Cavallo; nel Palazzo furono ospitate anche le Scuole Pie, che impartirono l’istruzione gratuita a tanti turesi fino al mwawu1809, anno della soppressione. Tra gli insegnanti, oltre a illustri personaggi dell’Ordine, si deve ricordare mwawySan Pompilio Maria Pirrotti. La Casa Scolopica di Turi, inoltre, ebbe un ruolo di rilievo come sede del Padre Provinciale. Dopo i lavori di restauro, che ebbero inizio nel 1845 su progetto dell’arch. Domenico Morea, il palazzo, dotato di una nuova facciata (quella attuale), venne adibito a sede comunale. Un prezioso elaborato grafico datato 5 agosto 1825, mwawcPianto e Prospetto del Monistero delle Scuole Pie sito nel comune di Turi, ritrae l’edificio prima della trasformazione nella facies attuale. Esso era composto da due livelli principali e da un ammezzato, con accesso dalla Strada di Pozzi e volgeva l’angolo alla Strada della Cattedrale. Al piano terra, oltre a due locali accessibili dall’androne e al refettorio, erano situati prevalentemente i locali di servizio e le officine; al primo piano le aule per la didattica e le stanze per i laici e i sacerdoti. L’edificio era interamente coperto con volte a botte, mentre il piano dei magazzini (i locali sottotetto) erano coperti con tettoie in legno. Dal documento del mwawg1825 risulta che a quel tempo l’edificio versava in pessimo stato, sia per i tetti che per i pavimenti, motivo per cui si rese necessaria la radicale trasformazione ad opera dell’architetto Morea. In origine il piano nobile del palazzo era contraddistinto da una balconata e da loggia ad angolo, entrambe sostenuti da eleganti mensole simili a quelle di alcuni palazzi di Piazza Silvio Orlandi. Il complesso delle Scuole Pier, infine, cinto da giardini e da cortili nella parte sud, era dotato al piano terra di locali destinati ad attività che ne garantivano il sostentamento autonomo, in alcuni casi a disposizione anche della cittadinanza, quali il frantoio, la beccheria, i caciolari e le stalle.

Torre dell'Orologio

Originariamente si era pensato di sistemare l'orologio in una torretta sulla facciata del Municipio, ma poi, per problemi di staticità, si decise di erigere altrove una vera e propria torre. La collocazione della Torre in stile liberty, evidente simbolo laico della cittadina, non fu casuale, ma ricercata. Infatti in virtù del suo utilizzo doveva essere visibile da quanti più punti d’osservazione possibile. Così si scelse d’erigerla a fianco della chiesa francescana di San Giovanni Battista, affidando la progettazione all’architetto Sante Simone, e i lavori al mastro scalpellino turese Giuseppe Schettini, che la terminò nel A. D. 1892. A questi si aggiunge l'importante opera della premiata fabbrica del Cav. mwaw8Alfonso Sellaroli da mwaxaGuardia Sanframondi (BN), artigiano e abile costruttore di “orologi da torre”. Il progetto previde una torre snella, alta 14 metri. Il progetto fu sdoppiato in due fasi nettamente distinte, forse per ragioni economiche: la prima per la costruzione del basamento della torre (7 aprile 1891); la seconda relativa alla sola cella che doveva contenere la macchina dell’orologio (5 gennaio 1892). Infine si provvide a collocarvi il tanto atteso orologio, creato a fine Ottocento dalla premiata fabbrica di orologi Sellaroli, di Guardia Sanframondi (BN), montato su un soppalco di legno posto in cima alla torre. Verso la fine dell’800 i sofisticati ed originali meccanismi ideati dal Cav. Sellaroli, animavano i quadranti e le lancette degli orologi di numerose torri civiche italiane. La particolarità della macchina costruita per la torre di Turi, che la distingue dalle altre, è quella di azionare non uno, ma bensì tre quadranti posti in direzioni diverse. Nel 2009 il vecchio meccanismo è stato adeguato con l’applicazione di un servo motore ad impulsi per il telecomando delle lancette originali dell’Ottocento e per consentire un perfetto sincronismo nella misurazione del tempo, di una centrale di pilotaggio per l’orologio e di battenti elettromagnetici adatti per le campane esistenti, il cui caratteristico rintocco segna le ore e i quarti (gran suoneria all’italiana). Tutto ciò contribuisce a renderla una tra le più belle torri dell’orologio della Puglia.

Trèppizze e la Chiàzze di Fèmmene

U Trèpizze è stata una piazza simbolo di Turi. Era un’isola pedonale situata nell’odierna Piazza mwaxmAldo Moro, avente come dice lo stesso nome una forma triangolare. Storicamente rivestiva una funzione importantissima per lo svolgimento della vita cittadina in quanto, era posta in una posizione strategica per il controllo del traffico cittadino, ma consentiva anche ai cittadini di tener d’occhio la torre dell’Orologio e il tempo da essa scandito. Era la piazza degli uomini in quanto la sera mediatori, proprietari, contadini e braccianti si incontravano per parlare, discutere “premètte” (promettere il lavoro del giorno dopo), e stringere accordi e affari mediante stretta di mano. Nei primi anni 90’ del 900 è stata oggetto di modifiche urbanistiche che l’hanno fatta divenire una penisola, perdendo la caratteristica triangolare, unendola con la villetta del Monumento ai Caduti. Anche le donne e le "andère" la sera, si riunivano nella loro piazza detta “Chiàzze di Fèmmene” (oggi Piazza Antico Ospedale) per confabulare e “premètte” il lavoro del giorno dopo.

Architetture militari

• mwaxcCastello Caracciolo, costruito nel Medioevo, a scopo di difesa e trasformato, nel sec XVIII, in abitazione signorile. Il suo corpo di fabbrica, squadrato, ha agli angoli, quattro torrette coperte da calotte, tra le quali si notano le caditoie che attestano la primaria funzione difensiva.
• mwaxkMasserie, sul vasto territorio turese sono presenti masserie che differenziano l'architettura in base alla destinazione d'uso. Prevalgono i tipici elementi difensivi, quali garitte, feritoie e, primo fra tutti, la corte chiusa da un alto muro di cinta su cui insiste la casa padronale, gli ambienti di servizio e la chiesetta. Vanno citate le masserie del Santissimo ora de Bellis, Orlandi, Gonnelli, le Monache, Sant'Angelo, Difesa, Serrone, Caione e la masseria di Musacco con annesso boschetto, donata dalla famiglia Gonnelli alla "Madonna di Pompei".
• mwaxsCarcere di Turi, nacque destinato a essere il nuovo convento delle Clarisse, che già risiedevano nel convento attiguo la chiesa di Santa Chiara nel Centro Storico di Turi. La sua costruzione iniziò nel 1850, per essere ultimato probabilmente nel 1895, con la nuova destinazione di carcere. Nel 1866 con la politica anticlericale del Regno d’Italia, e l’incameramento dei beni di monasteri e conventi nel Regio demanio, le suore non varcarono mai la soglia dell’edificio, che fu trasformato prima in istituto penale per minorati psichici e fisici e, successivamente divenne Casa di reclusione. Architettonicamente parlando, presenta aspetti di notevole pregio per cui è sottoposto a vincolo storico-paesaggistico ai sensi del D.lgs. 22 gennaio 2004, nº42. Ma particolare interesse presenta, la sua storia penitenziaria, avendo ospitato come detenuti personaggi illustri quali mwaxwSandro Pertini e mwax0Antonio Gramsci, del quale si è conservata la cella con l'allestimento originario, oggetto di frequenti visite da parte di esponenti politici e sindacali nonché studiosi.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-19[19]

Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2023 la popolazione straniera era di 780 persone, pari al 5,22% dei residenti.cite-ref-20[20]

Lingue e dialetti

Il turese (mwazaTerèse /təˈreːsə/) è un dialetto parlato nel comune di Turi appartenente al gruppo dei mwazidialetti della Puglia centrale. Come nella maggioranza dei mwazmdialetti murgiani, si differenzia dal dialetto barese, intenso come dialetto parlato a Bari e in altri comuni limitrofi, per l'uso di vocali diverse. La prima coniugazione, che in barese termina con la vocale “mwazu”, in turese, come in buona parte dei dialetti murgiani, presenta invece la terminazione “mwazy”. Per esempio, il verbo mwazcparlmwazgà in turese diventa mwazkparlmwazoè. Di seguito è mostrata una tabella che mette a confronto il turese con il barese e con i dialetti dei comuni dell’immediato circondario.

| Turese: | Ci nè? | Ce igghiè? | Come te l'ègghie à ddisce? | Si accatète la frutte? | Amm'à sscì à la ville? | Nan s'affìtte u trène | Stè sckitte na frezzole/tièdde |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Putignanese : | Ce n'ìe? | Ce vvu? / Ce iìe? | Accumme te hè à ddèscere? | Ha accattàte a frotte? | Amme a scèie à la vèlle? | Nan se vère u trène | Stie sckètte na tièlle |
| Gioiese : | Ci è? | Ce iè? / Ce iè ca uè? / Ce vvi acchiànne? | - | - | - | - | - |
| Conversanese : | Ci è? | Cè vvu? | Come te u àgghie à ddèsce? | Si accattàte la frutte? | Amm'à scè à lla vèlle? | Non ze vède u trène | ' Nge stè sckètte na padèlle |
| Barese : | Ci è? | Ce uè? | Come te hi à ddisce? | Si accattàte la frutte? | ' Nge n'amm'à sscì à lla ville? | Non ze vède u trène | Ce sta asselùte na fresole |

Cultura

Scuole

Hanno sede a Turi:

• Scuola Primaria "mwafqResta-De Donato Giannini";
• Scuola Secondaria di Primo Grado "mwafyRaffele Resta";
• Istituto Istruzione Secondaria Superiore "mwafgPertini-Anelli-Pinto".

Cinema

A Turi sono stati girati i seguenti film:

• mwaf0mwaf4Il segno di Zorro (1963), di mwaf8Mario Caiano con mwagaSean Flynn;
• mwagimwagmCasanova '70 (1965), di mwagqMario Monicelli con mwaguMarcello Mastroianni e mwagyVirna Lisi;
• mwahimwahmIo che amo solo te (2015), di mwahqMarco Ponti, ispirato all'omonimo romanzo di mwahuLuca Bianchini, con mwahyRiccardo Scamarcio, mwahcLaura Chiatti, mwahgMichele Placido e mwahkLuciana Littizzetto.

Eventi

Festa di Sant'Oronzo

La Festa patronale di mwaieSant'Oronzo si svolge tra il 24 ed il 30 agosto.

La sera del 25 una suggestiva ed imponente processione di fedeli accompagna pregando, con candele votive, il busto del Santo Vescovo, dalla Chiesa Madre alla periferica Chiesa di Sant'Oronzo alla mwaimGrotta, attraversando in piena notte senza illuminazione il viale di cipressi del cimitero comunale.
La mattina del 26, alle prime luci dell'alba, molti pellegrini, raggiungono a piedi la grotta, per assistere alla messa votiva. Nella chiesa madre il Vescovo celebra la solenne Messa, e segue la Processione di gala del Santo per le vie della città. Alla processione vi partecipano, cavalcate in abiti storici, seguita da sbandieratori, dalle antichissime confraternite cittadine, dall'immagine del Santo e dalle autorità, civili e militari. Il Busto del Santo portato il 25 alla grotta, viene eretto sulla torre lignea tutta decorata da maestri ebanisti locali fratelli Albano. La sera del 26 agosto il Carro Trionfale rientra in paese trainato da sei muli, tra ali di folla festante. In piazza il carro viene accolto da luminarie, lanci di fiori, palloncini, fuochi d'artificio e la musica delle Bande (quella di Turi, sul Carro, quella ospite sulla cassa armonica) che si danno "battaglia" a suon di note. Il 27 agosto avviene la discesa del santo dal Carro Trionfale con il rientro all'interno della chiesa Matrice. La sera del 28 agosto in conclusione dei festeggiamenti in onore di Sant'Oronzo vi è una gara di fuochi pirotecnici, con l'assegnazione della migliore bomba d'apertura ed il miglior fuoco pirotecnico. Infine, per concludere i festeggiamenti la sera del 30 agosto si svolge un concerto di musica leggera.

Il Passapassa/U Passa Passe

La mattina del 25 aprile nei pressi della mwaicChiesa di San Rocco viene celebrata all'aperto la Messa tra ali di folla che seguono il rito. Dopo la benedizione la Confraternita dell'Addolorata sfila innanzi al cippo scolpito raffigurante l'Annunciazione e seguono i fedeli che tengono per mano i bambini con delle fasce di stoffa colorata al braccio segno della durata di legame con il padrino o la madrina, cantando per invocare la protezione della Madonna. Si compiono tre giri di processione intorno all'isolato della chiesetta. Il rito va compiuto dal padrino e dalla madrina insieme col bambino o la bambina per tre anni consecutivi, e può fare da padrino solamente chi a sua volta è stato mwaig"passato".

Geografia antropica

Quartieri

La città è divisa in alcuni quartieri:

• mwai4Borgo Nuovo, situato nella parte settentrionale della città, a nord di Via Casamassima, è stato fondato nei primi anni del Novecento. Qui vi troviamo la Torre dell'Orologio e altri importanti edifici pubblici quali la Scuola Elementare "Resta-De Donato Giannini" e la Scuola Secondaria di Primo Grado "Raffaele Resta";
• mwajaBorgo Regina, situato a nord della città;
• mwajiPorta Rossa (o Sant'Elia), situato a sud della città;
• mwajqBorgo Caduti, che occupa la piccola zona presso la Villa dei Caduti;
• mwajyRione Messina, che occupa tutto il territorio alle spalle della Chiesa Matrice;
• mwajgCentro Storico;
• mwajoPaffendàlle, che occupa tutto il territorio alle spalle della Scuola Media Statale Raffaele Resta, la Scuola Elementare Pietro De Donato Giannini e tutta la Parrocchia della Chiesa della Santissima Maria Ausiliatrice. Prende il nome da mwajsPfaffenthal, quartiere centrale della città di mwajwLussemburgo.

Frazioni e contrade

Di seguito sono riportate alcune frazioni e contrade presenti nei 71mwaj8 km² del territorio di Turi: La Difesa Baronale, Monteferraro, Campo Nobile, Lamacupa, Lamarossa, Contrada Cisterna, Via del Canale, I Serri, Contrada la Quacquera, Malantacca, Petrelli, Paluda Salza, La Padula, Palude di Santa Chiara, Parco dell'Ospedale di Gonnella, Marchitelli, Parco Procida, Boscarello della Casella, Matinelle, Bosco di Marchione, Votano Brachetto, Serrone, Terre dette del Cardinale.cite-ref-21[21]

Economia

Settore primario

Una parte significativa dell'economia turese è incentrata sull'agricoltura e in particolare sulla cerasicoltura. Con i suoi 100.000 quintali annui (pari a 1/6 della produzione nazionale)cite-ref-22[22], Turi è leader regionale nella produzione della mwaksmwakwCiliegia Ferrovia. Una varietà particolarmente apprezzata all'estero per il suo ottimo sapore e per le sue doti di "durezza" che la rendono esportabile anche a lunga distanza. Il secondo fine settimana di giugno si tiene la mwak0Sagra della Ciliegia Ferrovia, manifestazione dedicata alla promozione e valorizzazione dell’Oro Rosso di Turi, che ogni anno richiama oltre 120.000 visitatori nella cittadina murgiana.cite-ref-23[23]

Altre coltivazioni molto diffuse sono quelle del mwalmmandorlo, del mwalqpercoco, dell'mwaluolivo e della mwalyvite sia per l'uva da tavola sia per la produzione di vino primitivo. Minori, ma comunque consistenti, sono le coltivazioni di mwalcalbicocco, mwalgsusino, mwalkcotogno e anche mwalokiwi, mwalsfico e mwalwfico d'India.

L’enogastronomia riflette la forte identità del territorio. Tra le ricette tipiche figurano la mwal4mwal8Faldacchea, un dolce a base di mandorle insaporito con cannella, limone e marmellata di ciliegie o amarene, e i mwamaTrònere, braciole turesi condite con pomodoro, peperoncino e cipolla.

Settore secondario e terziario

Sono ben sviluppati anche i settori secondario e terziario, caratterizzati dalla presenza di diversi centri per la lavorazione e lo stoccaggio di prodotti ortofrutticoli e di numerose imprese edili attive sul territorio.

Infrastrutture e trasporti

mwamyStrade

• mwamkStrada Statale 172 dei Trulli che collega Turi e la mwamsBassa Murgia alla mwamwValle d'Itria;
• mwam4SP 32 che collega Turi a mwanaCastellana Grotte;
• mwanimwanmSP 61 che collega Turi a mwanqGioia del Colle;
• mwanymwancSP 102 che collega Turi a mwangConversano;
• mwanomwansSP 122 che collega Turi a mwanwRutigliano;
• mwan4mwan8SP 132 che collega Turi alla mwaoaPutignano-mwaoeSammichele;
• mwaomSP 191 che collega Turi alla mwaouSP 58;

mwaooFerrovie

La mwaowmwao0Stazione di Turi, situata a sud della città, sorge lungo la linea Bari Centrale-Putignano ed è gestita dalle mwao4Ferrovie del Sud Est.

La stazione è servita da due binari, oltre a uno per carico/scarico merci.

Negli ultimi anni è stata costruita una nuova sede accanto all'edifico storico.

Nel 2023 è stata ammodernata con diverse piccole modifiche.

mwapmAutolinee

La mobilità extraurbana è garantita dalla rete di autobus delle mwapuFerrovie del Sud Est e da altre linee private.

Amministrazione

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 1963 | 1970 | Vito Donato Valentini | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1970 | 1973 | Matteo Pugliese | | Sindaco | |
| 1973 | 1978 | Giosuè Calisi | | Sindaco | |
| 1978 | 1980 | Vitangelo Susca | | Sindaco | |
| 1980 | 1983 | Vito Donato Valentini | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1983 | 1984 | Domenico Aceto | | Sindaco | |
| 1984 | 1985 | Fulvia Ferrero | | Comm. pref. | |
| 1985 | 1985 | Vito Donato Valentini | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 1985 | 1988 | Vito Leonardo Spada | | Sindaco | |
| 1988 | 1989 | Antonio Tenace | | Comm. pref. | |
| 22 febbraio 1989 | 16 febbraio 1992 | Onofrio Resta | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 16 febbraio 1992 | 23 novembre 1993 | Vito Donato Valentini | Democrazia Cristiana | Sindaco | |
| 23 novembre 1993 | 17 novembre 1997 | Domenico Coppi | Lista civica | Sindaco | |
| 17 novembre 1997 | 28 marzo 2002 | Michelina Stefanachi | Lisa civica di centro-destra | Sindaco | |
| 28 marzo 2002 | 28 maggio 2002 | Mariannina Milano | | Comm. pref. | |
| 28 maggio 2002 | 29 maggio 2007 | Vito Nicola De Grisantis | L'Ulivo | Sindaco | |
| 29 maggio 2007 | 8 maggio 2012 | Vincenzo Gigantelli | Lista civica di centro-destra | Sindaco | |
| 8 maggio 2012 | 4 novembre 2013 | Onofrio Resta | Lista civica di centro-destra | Sindaco | |
| 4 novembre 2013 | 28 maggio 2014 | Rossana Riflesso | | Comm. pref. | |
| 28 maggio 2014 | 3 aprile 2018 | Domenico Coppi | Lista civica di centro-sinistra | Sindaco | |
| 3 aprile 2018 | 28 maggio 2019 | Andrea Cantadori | | Comm. pref. | |
| 29 maggio 2019 | 12 giugno 2024 | Ippolita Resta | Lista civica di centro-destra | Sindaco | |
| 12 giugno 2024 | In carica | Giuseppe De Tomaso | Lista civica di centro | Sindaco | |

Gemellaggi

• mwa18Roesercite-ref-24[24]
• mwa2yNonacite-ref-25[25]

Sport

mwa20Calcio a 11

• mwa3aASD FuturSport Turi, attualmente attiva solo nelle competizioni giovanili

mwa3iCalcio a 5

• mwa3uASD Thuriae, formazione maschile militante in mwa3ySerie C1

mwa3gPallavolo

• mwa3sWilly Green Technology Turi, formazione maschile militante in mwa3wSerie C
• mwa34Farmacia Mastrolonardo Turi, formazione femminile militante in mwa38Serie C

mwa4eCorsa

• mwa4qD.O.F. Amatori Turi

mwa4yCiclismo

• mwa4k5&9 M.T.B.
• mwa4s50&Pass

mwa40Taewondo

• mwa5aASD Butterfly

Impianti Sportivi

• Stadio Comunale "mwa5qOronzo Pugliese"
• Palazzetto dello Sport
• Kartodromo 90

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwa58mwa6amwa6eBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwa6idemo.istat.it, mwa6mISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mwa6cmwa6gmwa6kClassificazione sismica (mwa6omwa6sXLS), su mwa6wrischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-32. mwa7amwa7emwa7iTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwa7mmwa7qPDF), in mwa7uciterefmwa7yLeggemwa7c mwa7g26 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwa7kAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwa7o 151. mwa7sURL consultato il 25 aprile 2012 mwa7w(archiviato dall'mwa70url originale il 1º gennaio 2017).
cite-note-44. mwa8eAA. VV., mwa8iDizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996.
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cite-note-1515. mwbasmwbawmwba0Leone: ex pentito, evaso e tifoso specializzato in sequestri lampo - Bari - Repubblica.it, su mwba4bari.repubblica.it.
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cite-note-2323. mwbfomwbfssagraciliegiaferrovia.it, mwbfwhttps://www.sagraciliegiaferrovia.it/edizioni-precedenti/mwbf0 Titolo mancante per url mwbf4url (aiuto).
cite-note-2424. mwbgqGemellaggi di Turi mwbguArchiviatomwbgy il 5 dicembre 2019 in mwbgcInternet Archivemwbgg. sul sito del comune
cite-note-2525. mwbg0mwbg4Turi e Nona gemellate in Sant’Oronzo. Don Giovanni Amodio racconta il lungo pellegrinaggio portalecce.it

Bibliografia

• mwbhiTuri dall'età feudale alla metà del sec. XIX, Giovanni Bruno, Bari (1971)
• mwbhqTuri. Dalle origini all'età ellenistica, Donato Labate, Ed. Schena (1995)
• citerefg-d-amicoGiannicola D'Amico, Profilo storico dell'arte organaria pugliese: appunti di storia e cronaca dal XVI secolo ai giorni nostri, Roma, Viverein, 2007, ISBN 88-7263-290-0.
• mwbhcSant'Oronzo storia di un culto, Osvaldo Buonaccino D'Addiego, Donato Labate, in “sulletracce” quaderno n. 10 del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi (2007)
• mwbhkStoria di Turi, dalle origini al 1865, Domenico Resta, Turi (2009)
• mwbhsIl treppizzo, una piazza, un paese, Angelo Catuccimwbhw –Schena Editore, Fasano 2005.
• mwbh4Le più antiche tracce del popolamento umano nel territorio: il Paleolitico in Conversano, D. Coppola 1981 p.mwbh8 21 ss.
• Turi dalle origini all'età ellenistica: totpografia storica di un abitato peuceta, D. Labate 1995a Fasano.
• Lama Rossa (Turi) F. Radina 1981, pp74–76 Conversano.
• Siti preistorici a Monte Ferraro, D. Labate in "Il Paese", periodico turese di informazione e cultura, 47, VIII, 1995.
• Turi e il suo territorio: le testimonianze archeologiche dalla preistoria al Medioevo, D. Labate 1998 Sulletracce vol 1 - Schena Editore, Fasano.
• mwbiuIl Monumento ai Caduti di Turi "...pietra della Rimembranza...", Pietro Antonio Logrillo, Ed. Idealstampa, Turi (2018).

Voci correlate

• mwbikSant'Oronzo
• mwbisThuriae
• mwbi8Faldacchea
• mwbjkBassa Murgia
• mwbjsLama Giotta
• mwbj0Monte Sannace

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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.turi.ba.it.